Giovani. Partiti. Rinnovamento
Giovedì, 16 Luglio 2009
Esiste la possibilità di unire le tre parole del titolo in un’azione politica coerente? Capace di parlare tra i problemi ed i sentimenti della gente, e non su di loro? Il rapporto tra quelle tre entità è lo snodo fondamentale intorno al quale la sinistra nazionale si sta confrontando. Ma, di riflesso, è il castello dei destini incrociati nel quale si stanno misurando anche molti qui ad Anagni. Giovani e meno giovani. Candidati e consiglieri. Delusi e mistici. Tutti a cercare.
Matteo Stavole mi ha inviato un articolo che ha trovato gironzolando sul web. E mi ha chiesto di riproporlo per provare ad aprire un confronto. Lo faccio volentieri. Quando si decide di intraprendere un cammino, non si sa mai dove può portare un sentiero. Non resta che seguirlo.
Ora tocca a voi.
Ave
Quelli che c’erano prima e forse dormivano
[di Francesco Cundari - l’originale potete trovarlo qui]
3 luglio 2009
All’assemblea di ieri Walter Veltroni non ha detto cose diverse da quelle che ha sempre ripetuto in questi due anni (a tenersi bassi). Dunque non lo farò neanch’io: Dario Franceschini ha scelto di imboccare quella strada già diversi mesi fa e la mia opinione in proposito l’ho scritta qui allora. Aggiungo solo una cosa – ma lunga – perché in tutto questo parlare di apparati e di rinnovamento mi sono tornati in mente i tempi in cui avevo ancora una tessera in tasca e una sezione in cui andare a discutere di quello che capitava. L’ho fatto per quattordici anni, da quando ne avevo quindici a quando ne avevo ventinove, nella sezione Mazzini dei Ds (e prima del Pds). Anche lì, ve l’assicuro, si parlava molto di rinnovamento, ricambio, apertura. E quando si discuteva, si discuteva sul serio: dare del tu e dire chiaramente come la pensavi anche al vecchio dirigente, autorevole intellettuale e magari pure ex partigiano con cui ti trovavi a polemizzare, a quindici anni, era una delle prime cose che ti toccava imparare, e non delle più facili. Ma non ci vuole molto, il più delle volte non te ne accorgi neanche, a passare dall’ultimo arrivato a quello al quale domandare quando non sei sicuro di aver capito. Come dappertutto, c’è sempre qualcuno che arriva dopo di te. E spesso era proprio uno di loro, uno di quelli arrivati da poco e desiderosi d’impegnarsi e di farsi valere, che nelle discussioni portava quella carica tipica di chi ha ferme convinzioni politiche ma ha sempre avuto poco tempo da perderci dietro, e alle lunghe e accese e spesso defatiganti discussioni e mediazioni della politica non è abituato. E insomma, per farla breve, interveniva nel dibattito con tono sprezzante e accusatorio, se non offensivo, prendendosela con quello che aveva parlato prima. Succedeva regolarmente, con le facce nuove, con quelli che ad altri livelli si sarebbero detti esponenti della società civile. Ma allora c’era sempre in sezione qualcuno, un vecchio dirigente, un autorevole intellettuale e magari pure ex partigiano, uno di quelli che in altra sede si sarebbero definiti esponenti dell’apparato, che lo interrompeva. Qualcuno che fino a quel momento, attenzione, aveva sostenuto esattamente la stessa posizione, mica uno degli altri. “Vedi – gli diceva con tono garbato, con voce posata e con fare paterno – non si dice così a un compagno…”. Ci girava un po’ intorno, spiegava brevemente la differenza tra polemizzare sulle idee e polemizzare sulle persone, quindi concludeva: “Perché se no, se tu dici così, allora io ti dico che sei uno stronzo, mi spiego?”. Era uno scatto improvviso, su e giù, una frase musicale che sulle “o” di “stronzo” scoppiava come un tuono che annuncia tempesta, per poi chiudersi sulle note suadenti e serene con cui era cominciata, con quel dolce “mi spiego?”. Il nuovo arrivato taceva, la discussione riprendeva più accanita di prima, si protraeva fino a ore insostenibili, quindi si votava, ci si divideva, qualcuno perdeva e qualcun altro vinceva, si andava tutti insieme a cena tardissimo e lì magari si ricominciava a discutere fino a molto più tardi. E ancora oggi, quando sento discutere di rinnovamento e apparati, partito leggero e signori delle tessere, vecchio e nuovo, mi viene da pensare che in politica si parla troppo di valori e questioni morali e buoni e cattivi, ma si pensa troppo poco a come principi e modi di pensare e modi di stare con gli altri si trasmettono, in una grande organizzazione che voglia davvero cambiare qualcosa, anche di se stessa. E quando sento fior di burocrati che nell’apparato hanno passato la vita parlare con tanto disprezzo di tessere e iscritti, non so perché, ma la prima cosa che mi viene in mente è un partito in cui alla fine del dibattito non si va a cena tutti insieme, ma solo tra quelli che stavano dalla stessa parte della discussione. E penso pure che se questo accadrà, la responsabilità non sarà dell’ultimo arrivato e del suo ingenuo manicheismo, ma di tutti i vecchi dirigenti con i quali andrà a cena, che gli diranno bravo e gli daranno tante pacche sulle spalle, già abituati alla modernissima idea che in questo consistano il confronto e la discussione politica: nel dirsi e nel sentirsi dire bravo, nel dare e nel ricevere tante pacche sulle spalle, e tanti colpi di gomito, dentro il proprio piccolo, splendido, democratico gruppetto di puri, in cui regna sempre l’unità e l’armonia e la solidarietà interna, e in cui soprattutto a nessuno verrebbe mai in mente di darti chiaramente e pubblicamente dello stronzo.
4 commenti a “Giovani. Partiti. Rinnovamento”
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Grazie.
e lei prof Meazza cosa ne pensa del rapporto tra vecchi e giovani? anche qui ad Anagni… anche a San Bartolomeo…anche nella sua scuola!
Vedo che l’argomento non appassiona…. allora vi provoco un pò professore perchè forse non si è colto il senso.
Sono veramente stufo di stare a sentire i “veterani della vecchia guardia” criticare i giovani che non dicono quello che dicono loro. Credo che non solo sia inutile ma anche distruttivo. Infatti ci sono rimaste solo macerie da questa parte della barricata!!!… e il problema è che il nemico è entrato da una porta spalancata e si è solo seduto a guardare l’autodistruzione.
Mi sono rotto di sentire ex assessori di CSX ex consiglieri, criticare, dire il contrario di quello che dici tu , anche se fai un ragionamento logico, solo per affermare la loro “supremazia” dentro i partiti.
Sono contento che tanti consiglieri di opposizione non sono della vecchia guardia perchè si può costruire qualcosa. Se non c’è nessuno che ci insegna, vaf……. , impariamo da soli!
Tiriamo fuori coraggio e competenze e lasciamo stare i tutor!
Sono convinto che per fare politica oggi bisogna studiare! leggere, essere informati e non aspettare che ti venga spiegato! Purtroppo quest’inverno ho ascoltato troppi giovani che dicevano ” aspettiamo devo pensarci” ovvero devo parlare col vecchio che mi spiega che comporta sta cosa. Un argomento per tutti? Le primarie a sindaco, ora se ne può parlare? le ho proposte alle riunioni, a partire da agosto 2008, a febbraio mi viene detto o primarie o …. o…. o….. niente nessuna altra proposta. Quando le proponevo venivo zittito o mi venivano fatte filosofie infinite su questo o quello scenario. Solo un esempio di come sono i meccanismi del “bravo” e dello “stronzo”…
Voglio cambiare questa cosa, vorrei che i giovani non pensassero a farsi dire bravo ma a farsi dire stronzo!
Forse non appassiona subito, a pelle. Forse c’è solo bisogno di assorbire un po’ gli spunti e riordinare le idee. Chissà. Per quanto mi riguarda ho creduto [e continuo a credere] bene di lasciare spazio ai vostri contributi. Tra l’altro mi son rimasti pochi capelli, e l’argomento mi sembra ritagliato per favorire i maldipancia generazionali. E son sicuro che quegli stessi che in passato hanno saputo dare così alta prova di lor stessi non rinunceranno a portare il loro contributo di parole. Aspetto fiducioso. Le banalità di un vecchio accaldato possono aspettare.
Ave